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Per la maggior parte dell’umanità la realtà è una menzogna

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Il suo sguardo era catturato dal dolore e dalla morte di quelle fiamme e pareva in preda ad un’emozione prossima all’isteria. Cominciò a maledire i presenti ad alta voce e a ridere scompostamente sfregandosi con la mano tra le gambe. – !Sois más falsos que Judas, me la paso por el coño vuetra Fé de mierda!.

Presi una birra, poi mi avvicinai col bicchiere in mano alla grossa vetrata che dava sulla cattedrale. Era sopraggiunta la notte, con un’enorme luna rossa a rischiarare in modo sinistro le polverose pietre secolari. Le incipienti tenebre sembravano nascondere presenze misteriose e inquietanti.
Poi la Plaza fu progressivamente invasa da un lungo corteo di gente vestita di nero, con cappucci conici calati sul volto. Migliaia di torce illuminarono quasi a giorno la facciata della cattedrale e i cantici religiosi irruppero nel silenzio dell’avenida.
– E questi, chi accidenti sono? – Mormorai, osservando la marea di fedeli con croci e flagelli.
– Los Penitentes. – Annunciò dietro di me una beffarda voce femminile.
Mi voltai di scatto, e incontrai il volto attraente di una donna in nero. Occhi scuri e lucidi, quasi da febbricitante. Candida patina di bianco maquillage in contrasto con i marcati lineamenti arabi. I lunghi capelli raccolti da un fermaglio a forma di teschio. Provocanti labbra color Magenta. Sembrava essersi materializzata dal nulla.
– Come? – Chiesi come un idiota.
– Integralisti cattolici. – Precisò lei.
– Cosa fanno?
– Stanotte sono agitati: capaci che bruciano qualcuno.
– Bruciare qualcuno? – Ripetei.
– Si, sono completamente andati, non sanno più a cosa aggrapparsi per tirare avanti, così seguono i loro predicatori paranoici e si riuniscono in processioni-linciaggio.
– I predicatori che cosa vendono? – Domandai.
– Professano il rigore morale e religioso, anche se in realtà sono marci fino al midollo. Quello che gli preme è la conquista della forma di controllo più forte di tutte: il potere religioso. È la restaurazione del terrore. Il libro a cui s’ispirano è il Malleus Maleficarum.
Scossi il capo corrucciando la bocca, manifestando la più completa ignoranza.
– Il Malleus Maleficarum, è un testo medioevale che ha promosso la tortura, il rogo e l’inquisizione. – Spiegò. – La persecuzione degli eretici e la caccia alle streghe è durata secoli. Oggi come allora, i fanatici religiosi vorrebbero spazzare via quelli che la pensano in modo differente da loro.
– Per quale ragione sono così agitati? – Azzardai incuriosito.
– È la Candelaria, una celebrazione pagana di origini antiche. La festa nella quale si dice che le streghe praticassero riti malefici e sacrifici di sangue in onore delle tenebre.
– Ecco un altro bel mucchio di pazzi pericolosi. – Proclamai.
Mi guardò con una curiosa espressione tra l’altezzoso e il divertito.

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– Perché non mi paghi da bere?! – Propose di sorpresa.
Ines, così disse di chiamarsi, ordinò del vino liquoroso, color dell’ambra. Prese il bicchiere tra le lunghe dita sottili, ornate da anelli d’oro bianco con gemme di corallo nero. La mia attenzione fu rapita dalle curatissime unghie color cobalto, dagli ipnotici pentacoli di trine sul lucido tubino aderente color della pece, dagli innumerevoli braccialetti e orecchini di forgia insolita, intrecciati in argento, rame e piombo. Ines pareva uscita da un tempo remoto. Il suo viso triste, insieme alle intriganti forme dei seni e dei fianchi, m’incantò.

– Vuoi scoparmi? – S’informò lei, mentre le sbirciavo le tette.
Ammirai le sue belle labbra, senza saper che rispondere.
– Mi piaci: ti faccio un prezzo speciale! – Aggiunse.
Occhi scurissimi e affascinanti: la tipa m’ispirava.
– Hai già mangiato? Domandai, sentendo il desiderio di distrarmi un po’.
– No!
– Accompagnami in qualche buon posto e ti offro la cena. – Proposi.
– Está bién. – Acconsentì, con l’ombra di un sorriso.
Pagai e uscimmo nella notte.

Costeggiammo le orde incappucciate dei fanatici cattolici. Alcuni di loro erano intenti a flagellarsi mormorando preghiere: scure strie di sangue coprivano le schiene pallide. Attorno alla piazza e per il raggio di un chilometro un mare di torce s’infrangeva contro gli edifici ultracentenari, violando la quiete della notte.
Poi Ines si arrestò afferrandomi per un braccio e attirò la mia attenzione verso il sagrato distante una trentina di metri. Ai piedi delle scale decrepite, erano state erette due croci alle quali, con orrore, notai essere saldamente legati un uomo e una donna.
Gli incappucciati intonarono uno stonato canto gregoriano mentre un manipolo di fanatici, una volta cosparse di liquido infiammabile le vittime, appiccò il fuoco.

Le grida dei due disgraziati si levarono alte sopra il coro dei penitenti: provai un forte sentimento d’orrore e pietà. Allungai il passo per andarmene cercando di trascinare Ines ipnotizzata dalla visione del supplizio.

Il suo sguardo era catturato dal dolore e dalla morte di quelle fiamme e pareva in preda ad un’emozione prossima all’isteria. Cominciò a maledire i presenti ad alta voce e a ridere scompostamente sfregandosi con la mano tra le gambe.
– !Sois más falsos que Judas, me la paso por el coño vuetra Fé de mierda!
Siete falsi come Giuda: mi ci frego con la vostra fede di merda! Pensai che non fosse la cosa migliore da dire a dei pazzi fanatici.

Alcuni incappucciati indignati si avvicinarono minacciosi, attirando l’attenzione di altri. Potei discernere con chiarezza la parola scandita dagli adepti: “Brujos, brujos…”.
Ci davano degli stregoni.
Le cose stavano precipitando, afferrai Ines per un braccio e cominciai a correre trascinandola con me.
Imboccammo l’entrata di un vicolo stretto e viscido. Sentii le grida di numerosi inseguitori alle nostre spalle.
[…]

De Oculta Tecnologia tra gelide luci e tenebre claustrofobiche, Intelligenze Artificiali, presenze misteriose nella rete e cloni cibernetici
———
[…]
La casa dalla facciata pericolante era tetra in modo persino grottesco e priva di luce elettrica. La donna accese una moltitudine di grosse candele, nel gran salone. Si diresse verso un bel braciere di ferro battuto: lo colmò di foglie ed erbe, lo asperse con alcune gocce di liquido bruno di un’ampolla e poi accese anche quello. Si levò uno stordente profumo che richiamava alla mente la profondità della foresta ed esotiche cerimonie orientali.
I muri erano verniciati di nero. I mobili massicci e il parquet dello stesso colore erano in legno d’ebano. Quadri alquanto malsani: raffiguranti sanguinosi sacrifici a Dei pagani, facevano pure parte dell’arredamento.
Un’alta libreria piena di preziosi testi rilegati come si usava fare secoli addietro, ricopriva l’intera parete.

Il posto era un po’ inquietante, ma inspiegabilmente mi ci trovai a mio agio. Mi sentivo al sicuro nella tana di Ines e ciò mi permise di rilassarmi un poco. La mia mente era però tormentata dalle immagini del linciaggio davanti alla cattedrale. La razza umana non la smetteva di generare mostri.
Non sapevo che dire, senza alcuna ragione azzardai un discorso inutile per rompere il silenzio:
– Non penso che se Dio esistesse, lascerebbe che dei pazzi erigano dei roghi in suo nome…
– Meno pronunci quel nome in mia presenza e meglio sarà! – Si affrettò a redarguirmi Ines, con un’espressione risentita sul volto.
– Ok, però non capisco… Non dovrebbe importarti, a meno che tu creda nella sua esistenza.
– Io credo nell’energia e nelle sue manifestazioni.

– Ovvero?

– Noi e tutto ciò che ci circonda siamo l’espressione dell’energia, della luce e della materia. Lux et tenebrae come dicevano gli antichi: ogni cosa è fatta di luce e tenebra, ogni cosa è energia.
– Dio che c’entra in tutto questo?
– Niente oppure tutto, dipende dai punti di vista. Per me è solo un’entità inventata dall’uomo per identificare l’improbabile creatore dell’universo.

– Improbabile?
– L’universo, o meglio gli universi, non sono stati creati. Esistono e basta. Sono la manifestazione di un’eterna energia.
– Una teoria interessante, la tua. Finalmente non dovrò più domandarmi se è nato prima l’uovo o la gallina.
– Magari tu ne hai una migliore di teoria.
– Io? No di certo. Ho solo la sensazione che la nostra realtà stia andando in pezzi, ecco tutto.
– La realtà è soggettiva e per la maggior parte degli esseri viventi è una menzogna.
– Ciò che dici è alquanto vago. – Insistetti.

La realtà alla quale crede la maggior parte della gente, è solo un’interfaccia che nasconde la vera essenza delle cose. L’energia sceglie in quale delle sue infinite forme preferisce apparire a noi.
– Perché?
Capire le ragioni dell’energia e scoprire in cosa consiste, conduce all’illuminazione. Luce e oscurità lottano per prevalere l’una sull’altra, solo quando coesistono in giusta misura si ha la perfezione. Tutto si riduce ad un conflitto tra luce e oscurità ed è una contesa su scala cosmica.

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– Ah si, e chi vince?
– L’oscurità vince sulla luce. L’equilibrio è un’eccezione e non la regola. Quella del Yin e Yang, è solo una teoria suggestiva che non dimostra nulla se non la sua precarietà nell’universo del caos e della devastazione, dove tutto deflagra, nell’ultimo bagliore di una stella morente che si converte in buco nero.
– E cosa si dice a proposito della terra? – Domandai.

– La terra non è che un pizzico di polvere. – Dichiarò sprezzante. – Viviamo la settimana della Bestia.
Ines cogliendo nei miei occhi un vano tentativo di comprensione, riprese: – Secondo la profezia il tempo dell’umanità è diviso in settimane. La nostra è collocata alla fine della settima settimana: il tempo in cui sorgerà la generazione deviante che preparerà l’avvento dell’Anticristo e lo scontro finale.
– Credo che l’apocalisse sia solo un’allegoria. Azzardai.
– Certamente, come lo è l’esistenza di un Dio ambiguo: “Io formo la luce e creo le tenebre, Io faccio la pace e creo le sciagure; Io il Signore Dio tuo faccio tutto questo.”

La mia interlocutrice rivolse lo sguardo altrove, verso un immaginario punto lontano.
– “Le cose buone e le cattive, la vita e la morte, la povertà e la ricchezza, vengono dal Signore.” Affermava Ecclesiaste. Nella nostra realtà non potrebbe esistere il bene senza il male: non c’è luce senza il buio. Non importa che il bene prevalga sul male o viceversa, ciò che conta è la lotta eterna tra luce e materia.
Ascoltai la mia interlocutrice con curiosità e sorpresa: mi parve alquanto inusuale incontrare una battona talmente ferrata in teologia.
– Mi è difficile seguirti. Non conosco il soggetto. – Ammisi alzando le spalle. Ines riprese imperterrita il proprio monologo, come se non mi avesse udito.
– In principio c’era l’equilibrio, nel quale l’immobilità assoluta condensava ogni cosa nella quiete apparente dell’uovo cosmico. Poi, questa condizione di stallo fu interrotta e le forze dell’universo si sono scatenate nell’esplosione della creazione. Gli astri e le galassie si allontanano tra loro, solo per condensarsi un giorno nell’uovo da cui sono nati, e dare luogo ad una nuova esplosione. Il fluire eterno del tempo si muove seguendo le pulsazioni del cuore cosmico.
Ines aprì il palmo della mano: strinse le dita formando un pugno e poi le distese. Sebbene io non capissi quali ragioni potessero spingere l’universo a darsi tutta quella pena in comprimersi per poi esplodere, accolsi quella favola affascinante con entusiasmo. Inspiegabilmente mi sentii euforico e un piacevole calore divampò in ogni parte del corpo.
– Non saremo venuti qua solo per parlare della luce e della materia, vero? – S’informò la donna con un sorrisetto malizioso.
Ci dedicammo a scolare la bottiglia e dopo qualche sorso Ines si strinse a me. Prese a massaggiarmi la nuca, aveva la mano calda. Mi mordicchiò il lobo dell’orecchio. Sentii la voglia crescere, scivolare giù per la schiena. Infilò le sue belle dita lunghe sotto la mia maglietta e mi strizzò lievemente il capezzolo tra le unghie. La baciai sul collo e poi tra i seni sodi. Profumava d’orchidea. La carezzai tra le gambe inguainate nel nylon nero.

Le sfilai le mutandine lasciandole però le lucenti calze ed i sandali con i tacchi alti. Ines mi si sedette in grembo: sollevò la lunga chioma sulla nuca invitandomi a slacciare la cerniera del suo attillato completino. Feci scorrere la lampo e scoprii la riproduzione tatuata di una demone di Giger che le ricopriva la schiena.
– Baciami. Sussurrò.

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