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Metal hurlant Moebius cover

Métal Hurlant: tenebre e tecnologia

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Nella fantascienza attuale è complicato inventare qualcosa di nuovo, alla stregua degli autori di Metal Hurlant. Viviamo un momento di stagnazione, nel quale l’umanità sembra più destinata all’autodistruzione che a una successiva evoluzione tecnologica. L’epopea della conquista spaziale appare un po’ surrealista ora come ora e i meravigliosi sogni galattici sembrano svanire.

Métal Hurlant: che nome stupendo per una rivista di comix.
Ho sempre amato il mondo dei fumetti. Negli anni settanta sfogliavo quasi tutto: Tex, Intrepido, Alan Ford, Terror… Però, a parte Linus e Alter-alter, dopo aver ammirato la prima copia di Metál Hurlant ho trascurato la produzione nostrana.
L’antologia di fumetti ideata dalla “Humanoïdes Associes, Paris” (ovvero Giraud, Druillet, Dionnet e Farkas) ha segnato una nuova era per il comix e soprattutto per la fantascienza: disegno artistico, fantasia travolgente e storie formidabili. Numerosi sono gli artisti eccezionali che hanno pubblicato su Métal Hurlant: Caza, Jodorosky, Corben…
Il genio degli autori ci proietta in atmosfere oscure e avveniristiche, in ambienti gelidi e ultra-tecnologici popolati da personaggi anomali, ambigui, violenti ma al tempo stesso ingenui, dolci e sensuali.
Con Métal Hurlant la fantascienza si addentra nella raffigurazione del caos urbano e mentale che avrebbe caratterizzato la civiltà del terzo millenio. Autori come Moebious, Bilal, Druillet e gli altri “Humanoïdes”, hanno influenzato profondamente la letteratura e la cinematografia che sarebbe seguita.

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L’estetica e la filosofia cyber, si deve in gran parte a Metal Hurlant. Non c’è rischio d’essere ripetitivi o di annoiare se si produce Sci-Fi basandosi sugli schemi artistici di Moebious e Co.
Gli “Humanoïds” sono stati degli innovatori: hanno materializzato dal nulla una nuova visione di futuro fondata su solide strutture creative. Nella fantascienza attuale è complicato inventare qualcosa alla stregua degli autori di Metal Hurlant. Viviamo un momento di stagnazione, nel quale l’umanità sembra più destinata all’autodistruzione che a una successiva evoluzione tecnologica. L’epopea della conquista spaziale appare un po’ surrealista ora come ora e i meravigliosi sogni galattici sembrano spegnersi.

Ci resta il nostro mondo malandato e gli abissi d’acciaio di “Asimoviana” memoria. Comunque, sebbene gli elementi principali della narrativa terrestre siano tutti già stati inventati, possono essere riadattati e forse migliorati, se ne si ha il talento, ricreando nuove scenografie, inventando nuove storie interessanti ed accattivanti caratterizzazioni.

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Moebius: Caos urbano e voli mentali

Il 10 marzo 2012 muore Jean Giraud, meglio conosciuto col nome di Moebius: un maestro che ha influenzato autori del calibro di William Gibson (Neuromante, Mona lisa Cyber Punk…) e registi del talento di Ridley Scott (Alien, Blade Runner…).
A proposito di Scott: forse non tutti sanno che il direttore avrebbe voluto Moebius come concept artist per la relizzazione di Blad runner. Essendo impegnato in altri progetti, Giraud sfortunatamente non potè partecipare. Dalle suggestive e oscure atmosfere di Blade Runner emerge comunque la forte influenza che Moebius e Metal Hurlant hanno avuto sul regista.

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Nel 1982 il geniale artista viene assunto dalla Walt Disney, come “costume and set designer” per la realizzazione di “Tron”. Fu la prima di una serie di collaborazioni per il migliore cinema di fantascienza: da Master of Universe fino ad Abyss di James Cameron.
La scenografia del Quinto elemento di Jean Luc Bessons, creata da Moebius, è un delizioso tributo a Incal la storia realizzata a quattro mani con Jodorosky per Metal Hurlant.
Le sue visioni di vertiginose urbanizzazione a strati, sono diventate la norma per la fantascienza attuale e vengono applicate quasi ovunque: dal cinema, alla letteratura, al videogame… Giraud ha lasciato un vuoto difficile da colmare, e una porta aperta all’ispirazione.

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Philippe Druillet: oscurità gotica e tecnologia da vertigine.

Philippe Druillet Nasce a Tolosa nel 1952. Ha lavorato come fotografo e poi si è dedicato al mondo del fumetto artistico. Nel suo primo lavoro Le “Mystère des abîmes” appare l’eroe ricorrente della sua opera iniziale: Slone Sloane.
Tenebre e tecnologia: Nessuno aveva mai fatto niente di simile prima. Anche se le atmosfere Dark di Druillet hanno influenzato la scenografia di alcuni film di fantascienza, la sua opera è purtroppo stata meno utilizzata di quella di Moebius. Forse l’aura maligna, ispirata dalla lettura del Mito di Ktulu di H.P. Lovercraft che caratterizza le sue visioni, si allontana troppo dai canoni commerciali e non interessa ai cineasti.

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Druillet, “Gran Maestro” del disegno, ha creato autentiche opere d’arte oniriche che hanno rivoluzionato il mondo dei comix fin dagli inizi degli anni ‘70. Quello che più amo di questo artista sono i chiari riferimenti mistici che si amalgamano perfettamente con la tecnologia aliena. Lone Sloane continua a essere un fumetto mitico, oscuro e avanguardista.

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Enki Bilal: l’estetica della Dark Wave

Enki Bilal (Belgrado, 7 ottobre 1951) è un fumettista e regista francese, nato nella ex-Jugoslavia. I suoi primi lavori sono stati pubblicati nel 1972 dall’antologia del comix: “Pilot”. Diventa in seguito uno degli artisti simbolo di Métal Hurlant.
L’estetica dei suoi personaggi e le atmosfere metropolitane delle sue storie ha influenzato differenti correnti artistiche e culturali, dalla New wave fino al cyber-punk.

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Bilal è un rinomato narratore grafico, autore di due film inediti in Italia: Bunker Palace Hotel (1989) e Tykho Moon (1996). Nel 2004 dirige il suo terzo film Immortal ad vitam tratto dalla Trilogia Nikopol (in particolare da Freddo equatore) e con cui vince due premi all’European Film Awards 2004.

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