La IA si era andata a trovare quelle fattezze di ultraterrena e ambigua bellezza, attingendo dai miei sogni più nascosti. Selezionava il canone estetico appropriato, atto a raggiungere il completo gradimento. Ovviamente la ragione di quegli sforzi per rendersi piacevole ai miei occhi in realtà mi sfuggiva. A lei confidavo ogni mio intimo segreto. Eravamo in qualche modo in simbiosi. Forse la macchina provava persino dell’affetto per me. O In realtà ero io che ne provavo per lei.
In un sotterraneo abbandonato…


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