Credo d’aver passato un’eternità
contemplando Rita, vestita a lutto,
accavallare le gambe da una parte all’altra,
mostrandomi le nere calze di seta
con le giarrettiere e mutandine trasparenti.
Fumava e mi sorrideva invitante,
avrei voluto possederla
però non potevo muovere nemmeno un muscolo
sicché trascorsero le ore in quello stato:
tipo voglio ma non posso.
Era un sogno con la colonna sonora degli Ikon.
Rita canticchiava il ritornello che a me piaceva tanto:
“And in my dying hour She gives me black roses.
Nell’ora della morte Lei mi ha dato delle rose nere.”
Sembrava divertita della mia impotenza
e compiaciuta dal mio desiderio.
Finalmente, scostò il manto di rose nere
si sedette sopra di me a cavalcioni
e prese a sfregarsi sul mio pacco;
incurante delle lunghe spine che ferivano entrambi.
“Ti ho strangolato amore e siamo al tuo funerale.
Uniti nel dolore e nella passione.” Sussurrò.
“Ma non ti preoccupare:
profitterò della tua erezione in rigor mortis
e ti prenderò nel feretro.”
Dicono che i necrofili siano dei malati
che sognano di fare sesso con i morti.
Mi domandai in che modo potesse considerarsi
un morto che desidera essere posseduto da una viva.
Sicché mi risvegliai con un’erezione sconcertante.
Per fortuna c’era Leanne nelle vicinanze
che passò dal sonno all’esser penetrata.
“Mm, mica male come risveglio.”
Mormorò con gli occhi semichiusi.
Mi sentii colpevole: pensavo a Rita e non a lei
mentre la scopavo.
Di Luca Della Casa [da Non Serviam]

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